Chi è ricco?

Non pensavo che esistessero ancora bambini in grado di divertirsi su un prato con dei frammenti di corda legati tra di loro, oppure fare il pane con un pezzo di terra e acqua e offrirtelo con un sorriso spiazzante. Poi sgranare gli occhi di fronte a una gomma per matite, o ancora guardare un evidenziatore come se fosse un pregiato diamante. Esistono, sì.
Esistono in quei luoghi che l’umano medio considera “sfortunati” e che qualcuno, dall’alto della sua elevata civiltà, definisce “terzo mondo”.
Ebbene, io ho fatto un giro nel “terzo mondo”, dove acqua e corrente elettrica non sono affatto scontate, dove anche una doccia è una conquista, dove ogni forma di comfort diventa un opaco ricordo. Ho voluto incontrare gli occhi di chi, secondo i “normali” criteri di valutazione, conosce la povertà e la sofferenza. Ero pronta a ricevere sorprese, infatti è stato sorprendente.
Sorprendente sentire quanta ricchezza risiede esattamente là dove la gente comune colloca la povertà.

Ho visto bambine e ragazzine di tutte le età giocare e ridere insieme per ore con nulla: non giocattoli, non attrezzi, non strumenti. Nient’altro che loro stesse; le loro gambe per correre, saltare e danzare; le loro braccia e mani per abbracciarsi, costruire, fare, creare; la loro voce per cantare, urlare e schiamazzare gioiosamente.
Poi mi vedono, tutti i loro occhi su di me e in un secondo sono tutte intorno a me. Mani che stringono le mie mani, le mie braccia, i miei vestiti, tutto ciò che di me possono raggiungere. In realtà hanno già raggiunto la parte più profonda e vera di me, loro non sanno che in mezzo minuto sono arrivate dove per decine di anni io ho temporeggiato ad arrivare. E molti stanno ancora vagando cercandosi… forse avrebbero bisogno di queste bambine per trovarsi.
Eccomi quindi circondata di piccoli corpi neri dai grandi sorrisi bianchi. Mani e braccia ovunque, lacrime calde sgorgano dalla sorgente della Bellezza. Mi abbasso, scendo tra loro, mi siedo a terra e subito è una festa di corpi che s’incontrano. Non ho ricordi di una tale accoglienza in vita mia, sembrava che aspettassero proprio me, anche se so bene che non è così, perché tutti coloro che dedicano loro una sguardo ricevono questo cerimoniale d’onore. Per loro sei prezioso perché ci sei, nient’altro.
Mi trovo quindi seduta a terra ricoperta di grandi anime in piccoli corpi scuri rivestiti di abiti un po’ usurati e mani fresche che mi accarezzano come fossi fatta di porcellana. Mai ho sentito tanta grazia e rispetto in un tocco di autentica e innocente gratitudine.
Quando arriva quella piccina alle mie spalle che avvolge i suoi braccini al mio collo, appoggia il suo viso sulla mia spalla e con la delicatezza di un angelo mi accarezza il viso, mi accorgo di essere ormai completamente liquefatta. Giro il mio volto verso il suo e mi riempie di piccoli dolcissimi baci. La forza dirompente scatenata dalla semplicità e dalla purezza è come un fiume in piena dentro che non vedeva l’ora di esondare e adesso finalmente gli argini sono infranti. Sto ricevendo il più grande dei doni, un puro distillato d’amore, balsamo per il cuore.
E in questa splendida marmellata umana, mi accorgo che non c’è un angolo del mio corpo che sia trascurato dalle attenzioni di queste creature. Ogni particolare per loro è importante: come sono fatta, i miei colori, ciò che indosso, i miei capelli, le mie unghie, una di loro sta persino accarezzando l’anello al dito del mio piede. In questo momento io sono il loro tempio ed esse stanno manifestando tutto l’amore che sentono. E’ un’onda di imbarazzante potenza.
Quando è tempo di rialzarsi, una di loro rimane aggrappata al mio collo, un paio in ciascuna mano, qualcuna avvolta intorno ai fianchi e si procede camminando tutte insieme. Loro conducono, dove non importa, ovunque andrà benissimo.
La cosa più strana è non sentire il peso di questi corpi. Sono tutte incollate a me, eppure nessuna di loro si sta appoggiando, io sono il loro regalo di oggi e tanto basta. Avverto la strana e piacevolissima sensazione di quell’amore che non chiede nulla. Quello che molti chiamano incondizionato e pochi conoscono realmente.
Qui non c’è richiesta, non c’è bisogno. Nessuno si aspetta qualcosa in cambio. E’ uno spazio di assoluta amorevole libertà.
Altro che povertà, queste bambine sono molto più ricche di molti di noi!

Inevitabile un pensiero ai bambini delle nostre parti: figli dei supermercati, fatti frollare in una bieca comodità e abbondanza, centrifugati di internet e mondi virtuali, capaci di parlare forse solo per chiedere qualcosa in più, giacché quell’assurdo tanto non basta, iperprotetti e sommersi di false attenzioni e una miriade di inutili oggetti dal valore compensativo per loro e per i rispettivi genitori. Bambini sempre in richiesta, mai soddisfatti. Del resto, hanno imparato dai loro genitori, costantemente alla ricerca di quel qualcosa che manca.
Bambini che crescono in artefatte famiglie del mulino bianco, poco credibili per chiunque, o in famiglie allargate con tante pseudo-mamme e tanti pseudo-papà, che ad un occhio sterile paiono assolutamente “normali” e, finanche, felici. Bambini che poi diventano adolescenti arroganti, poiché a loro tutto è dovuto, oppure ragazzi e ragazze con serie difficoltà ad affrontare il mondo là fuori, fuori dalla campana di vetro di quella realtà ovattata.
D’altra parte, come dar loro torto? Sono su questo pianeta da due decine scarse di anni e probabilmente hanno visto intorno a loro solo gente preoccupata di ottenere qualcosa entro un certo tempo: un nuovo lavoro, un aumento di stipendio, le prossime ferie, una casa più grande. Ragazzi che sono cresciuti vedendo i loro genitori lavorare per loro invece di stare con loro, può essere che finiscano col credere che lavoro è uguale ad amore, allora tutto viene giustificato dalle apparenze e quella fame d’amore vero finisce accantonata nei sotterranei di un sensibilità opportunamente anestetizzata. Sì, perché sentire, potrebbe fare molto male.
Viene davvero da chiedersi se non stia meglio chi sta peggio.

Al cospetto di queste bambine, che non hanno i loro genitori biologici ma hanno trovato qualcuno che si è preso cura di loro e le ama in modo facile e sincero, bimbe che non hanno nulla di tutto ciò che potrebbe apparire indispensabile ai bambini nostrani, che vivono in modo elementare e qualcuno avrebbe da dire anche poco dignitoso, che non conoscono la cioccolata, mangiano biscotti e bevono bibite solo nelle grandi occasioni (e te ne offrono, disposte a privarsene), eppure il loro tocco è così lieve, il loro amore così travolgente, la loro gioia così contagiosa… Di fronte a loro io mi chiedo: “Chi veramente è ricco? E chi povero?”

Siamo noi “ricchi” i mendicanti del mondo. Sempre nel bisogno e nell’insoddisfazione.
E loro “poveri” godono di una ricchezza che i nostri portafogli non potranno mai nemmeno provare a supplire.
Penso ai tanti denari spesi dalla gente per “cercare di stare meglio”. Poche giornate con queste piccole grandi maestre di Vita hanno l’effetto della più potente delle medicine e della più efficace delle meditazioni. Ritrovare nei loro occhi i miei occhi, nei loro sorrisi i miei (mancati) sorrisi, nei loro momenti nostalgici i miei momenti ombrosi e sentire che quella gradevolissima “colla d’amore” ha il potere di rimettere insieme tanti pezzi lasciati in sospeso.
Attenzione, però, questa non è roba per turisti spirituali; qui regge solo chi può farsi squarciare il cuore… Ma poi, cos’è quello squarcio, se non una poderosa apertura?

Roberta Pagliani