Discariche virtuali

Sempre di più Facebook mi pare una fetida discarica di rabbia e frustrazioni represse.
E’ normale che le persone abbiano pareri diversi, così è sempre stato e così sarà probabilmente fino a che esisteremo in queste forme, sottoposte per loro natura alla legge della dualità.
Non credo che per vivere in armonia si debba ambire a pensarla tutti allo stesso modo, questo è impossibile. Il focus dovrebbe piuttosto essere quello di poter convivere in modo pacifico nel reciproco rispetto delle differenze manifeste.

Ciò che vedo, invece, nella maggior parte dei casi, è una sorta di trepidante attesa che si presenti l’occasione per schierarsi, identificare l’avversiario e su di esso scaricare tutta l’aggressività che le dita possono esprimere su quella malcapitata tastiera.

So bene cosa significa sentirsi indignati e provare un autentico senso di disgusto di fronte allo scorrere di talune informazioni e, ancor più, nel vedere il modo con cui vengono proposte. Non sono esente dalle mie personali reazioni, che osservo con molta cura e utilizzo come mio intimo laboratorio alchemico.

Prendo le mie posizioni e opero le scelte che ritengo “buone e utili per me”. Osservo, certamente, anche le scelte operate dagli altri e cerco di farmi un’idea circa la direzione che il mondo sta prendendo, poichè in questo mondo una cinquantina di anni fa ho deciso di incarnarmi (decisione alquanto discutibile… 😏). Tuttavia mi è chiaro, chiarissimo, che io non posso -non posso- intervenire sulle scelte degli altri, incluso giudicarle, ridicolizzarle o sentirmi più figa e più illuminata di loro per la mia differente visione.

Allora la domanda è: cosa ti impedisce di rispettare qualcuno che ha una posizione, un punto di vista, uno stato di coscienza, fosse anche un grado di “evoluzione spirituale” (termine che mi muove i conati di vomito) diverso dal tuo? Da dove viene il tuo bisogno di scaraventarti su qualcuno che, in buona fede, dimostra valori distanti dai tuoi? (Tutt’altro è il caso di chi trasuda malafede, ma questo è un altro film!)
E attenzione, perchè io non sto parlando di atteggiamento mistico, muoversi sul pianeta da smidollati in aria di santità, socialmente passivi e rassegnati alle decisioni altrui. Niente di tutto ciò.
La rivoluzione di questi tempi deve essere agita da un luogo molto profondo di noi, assolutamente saggio e consapevole. Non possiamo farci portare a spasso da tutto ciò che muove i nostri mal di pancia.
La risposta all’ottundimento di questo momento dovrebbe essere intelligente, acuta, sottile. Mai grossolana e sfacciata.

E’ importante saper distinguere dove e come canalizzare le nostre energie. Discernere quel bruciore superficiale, che è mera avversione a qualcosa di sgradito e porta con sè solo la voce del NO, dal fuoco della fiamma ardente di verità e forza nella quale è insita tutta la potenza del SI’. Azione, non reazione. Amore, non avversione.

Questo è il tempo in cui gli esami di teoria sono finiti. Lì siamo stati tutti bravissimi: libri, corsi, training, seminari a bizzeffe…
Questo è l’esame di pratica. Vive solo chi può fare carne dello spirito e spirito della carne. Altrimenti rimane solo la sopravvvivenza, che è il carnevale della morte.

Roberta Pagliani
(per l’immagine ringrazio Pier Swami)