Figurine umane nell’album della vita

Ti è mai successo di trovarti in un luogo con cui hai pochissimo a che spartire, in una città perfettamente anonima, in una nazione considerata per lo più di scarsissimo interesse, in un continente per te inesplorato, circondato da persone che vivono in una dimensione per te avulsa e, dulcis in fundo, senza alcuna traccia delle ragioni che ti hanno portato lì?
Per chi ha un buon senso dell’ironia, può essere tutto abbastanza divertente.
A coloro che, invece, ci tengono a sapere sempre dove attaccare la figurina di se stessi nell’album di quella che viene chiamata la propria vita, decisamente non auguro una situazione del genere.
Chi, al contrario, volesse prendere confidenza con la percezione di essere un perfetto nessuno, cancellare ogni forma di riconoscimento di se stesso, diluire i propri contorni fino a scomparire in qualità di persona, incenerire ogni figurina di sé e pure l’album della propria storia di vita, restando solo con la Vita, faccia a faccia, in un incontro schietto e spietato… Prego, si accomodi.

Queste sono le situazioni in cui tutto ciò che hai studiato sui libri, imparato nei millanta corsi e seminari frequentati, tutti i discorsi perfettini e le filosofie ben esposte di cui ti sei incorniciato per anni, se non hanno un sostanziale e autentico radicamento nella carne della tua esperienza, evaporano come l’acqua dimenticata a bollire sul fuoco. Se butta male bruci persino la pentola!

Sento un gran parlare di disconoscimento dell’ego e spesso chi lo afferma, nel momento stesso in cui lo dice, si sta identificando nella figurina di colui che sta insegnando quel concetto. Prova a mettere in discussione il suo concetto o la sua immagine e vedrai quanto ha bisogno di mantenercisi attaccato!
L’ego non è affatto il problema, poveraccio, è assolutamente indispensabile nella forma umana che stiamo incarnando. Non è “lui” ad essere pericoloso se “tu” sai usarlo. Sei “tu” che diventi pericoloso nella misura in cui ti lasci usare da “lui”. E ciò accade ogniqualvolta non sai rinunciare alle figurine di te nell’album della storia della tua vita.

In verità, non lo hai voluto tu quell’album. Te lo sei trovato già fatto e servito non appena hai iniziato ad uscire da quel magnifico limbo in cui tu e il mondo eravate la stessa cosa. Quando qualcuno ti ha insegnato (marcando così l’inizio della fine) di essere una persona separata dal mondo, appartenente e spesso dipendente da esso, ti ha fornito quell’album con già molte figurine appiccicate sopra: il tuo nome, la tua famiglia, la tua lingua, la tua cultura, l’ambiente sociale circostante. Via via, crescendo, l’album si è andato arricchendo di informazioni e così di figurine. Ed è iniziata una folle e perniciosa competizione. Competizione tra te e te; competizione tra te e l’altro, competizione tra te e il mondo; competizione tra te e la Vita.
Sei diventata quella persona lì, con le sue caratteristiche e non altre, con le sue preferenze e le sue riluttanze, con una storia fatta di vicende, persone, esperienze, piaceri, dispiaceri, onde alte e onde basse. Oggi ti riconosci (oppure no) in quel lavoro lì, in quella casa lì, accanto a quel marito o moglie lì e certamente credi di essere quei figli lì. Figurine dell’album.
E proprio come si faceva da bambini ai nostri tempi (forse oggi i piccoli figli di internet non conoscono questo modo di giocare), inizia lo scambio, il confronto e la rincorsa al completamento dell’album. Ecco che devi essere sempre qualcuno di migliore. Migliore dell’altro, perché se ha figurine più belle delle tue potresti provare fastidio. Migliore di te stesso, perché l’album ti chiede di non accontentarti mai, raggiunta una meta ce ne sarà subito pronta un’altra a cui aspirare. Così, l’album della storia della tua vita procede archiviando immagini di te appiccicate alle sue pagine e tu speri sempre che le cose vadano al meglio e che ti sia dato di chiudere quell’album con un gran finale, giacché l’unica certezza che hai è che finirà.
Quando accade di dover incollare figurine che avresti preferito non vedere sul tuo album, può succedere che il mondo diventi un posto brutto e cattivo ai tuoi occhi. Così, oltre a competere con te stesso e con gli altri, inizi a fare resistenza anche alla vita stessa, poiché non essendo come la vorresti, pensi che sia sbagliata. Ed ecco insinuarsi la subdola presunzione umana che tende ad arrogarsi il diritto di sapere cosa dovrebbe e non dovrebbe essere. Piccolo, infinitesimale pulviscolo umano pensa nella sua scatoletta cranica di saperne più della Vita: critica, giudica e si erge a tuttosapiente autocondannandosi ad una sicura e cronica infelicità.

Mi pare di notare che siano in tanti oggi ad essere mossi dal desiderio di uscire dalla trappola senza uscita del doversi identificare con quelle figurine, ossia immagini di se stessi.
Qualcuno ci prova, fa qualche passo nella direzione della propria verità, forse intraprende un percorso spirituale, olistico, esoterico, di guarigione, di comprensione, di risveglio, di liberazione, di salvezza e si convince di essere finalmente arrivato al massimo della sua realizzazione. Figurine. Dalle forme e colori differenti, ma sempre figurine. Stai continuando ad appiccicare immagini di te al solito album.

Potrai comprendere la Natura della (tua) Verità solo quando sarai disposto a rinunciare ad ogni immagine di te, ogni figurina di quell’album.

Più facile a dirsi che a farsi.
Molta gente va cercando una soluzione ai propri disagi. Quando scopre che esiste (la soluzione), sorride (la gente). Quando scopre che tale soluzione prevede il falò dell’album della storia della propria vita con tutte le figurine in esso così meticolosamente attaccate per decine di anni, smette di sorridere e si fa piuttosto seria. Quella è una terrazza panoramica su “quanto me la sono e me la sto raccontando fino ad ora”.  La scelta si fa più complesa del previsto…
A quel punto è facile che si affacci l’idea di potersi accontentare di una soluzione intermedia: si potrebbe mica stare un pochino meglio senza rinunciare a questa o quella figurina?  Potrebbe accadere di accorgersi che, tutto sommato, costa meno continuare a navigare nel proprio mare di malessere ben conosciuto, che rischiare di trovarsi in uno sconosciuto oceano di benessere giocandosi tutte le proprie sembianze.
Così emerge che, a conti fatti, sono rarissimi coloro che realmente si rendono disponibili ad essere non-figurine non asservite ad un album da riempire e mostrare al mondo.
Molto più semplice continuare a giocare a figurine, scambiarsi vicendevolmente immagini di sé, giocare i giochi dei ruoli, difendere chi si crede di essere e arrabbiarsi quando l’idea di questo presunto qualcuno viene scalfita. Perché si sa, se perdi o si rovina proprio la tua figurina preferita, ci hanno insegnato che è normale dare la colpa a qualcuno o qualcosa su cui inveire, diventare collerici, al bisogno aggressivi, e infine andare dalla mamma a lamentarsi e piangere.

Ogni volta che l’esistenza con una folata di vento disordina o spazza via le tue amate figurine, in realtà ti sta sottoponendo la grandiosa opportunità di chiederti: “ma io sono davvero quel quadratino o rettangolino?”. E’ proprio questo che io sono e voglio?
Pensa dunque che incredibile servizio ti fornisce la vita quando ti aiuta a distruggere le tue immagini di te, le tue idee-figurine appiccicate nella storia-album della tua vita.
Ringraziala quando ti smonta ogni certezza, quando ti mette sottosopra, quando ti cancella tutto ciò che avevi scritto, quando deforma ogni fotografia di te, quando mette in discussione ogni tuo programma, progetto, previsione, aspettativa, credenza.
Ringraziala quando non sai chi sei, dove sei, cosa stai facendo né perché…

Quando sei pronto ad essere nessuno in nessun luogo, forse sei a un passo dal poter essere tutto ovunque.
E l’album di figurine rimane solo un gioco, ciò che è, nient’altro che un gioco.

Roberta Pagliani.