La primavera ai tempi del coronavirus

Cara Primavera,
quest’anno ti abbiamo fatto una sorpresa, hai visto? Noi esseri umani ci siamo fatti trovare tutti in casa, così che tu potessi muoverti indisturbata.
Di’ la verità, te lo ricorderai per lungo tempo questo bizzarro 2020! Anche noi, sai? Sicuramente segnerà la nostra storia da qui in avanti.
Lo so che tu stai sorridendo, perchè se l’uomo si ferma tu puoi vivere, puoi esprimerti, puoi far fiorire e rinascere la natura come sta scritto, appunto, in Natura. Cieli, mari, piante e animali sembrano felici e alleggeriti in queste ultime settimane, potremmo quasi sentirli respirare e cantare, ora che gli usurpatori sono al sicuro nelle loro celle di cemento. Forse il pianeta Terra sta tirando un piccolo sospiro di sollievo, in questo tempo le zecche che lo abitano non possono succhiargli il sangue senza ritegno come avviene di solito (ad eccezione del 5G, che stranamente non dimostra alcun tentennamento di fronte alla crisi).
Mi chiedi se gli uomini impareranno da questa esperienza… Vorrei tanto risponderti di sì, ma in verità non lo so. E mai come ora ho la certezza di non sapere nulla, proprio nulla! Dovresti chiederlo in giro tra gli umani, certamente avresti abbondanza di risposte. Ma preparati ad ascoltare una molteplicità di pareri differenti, tutti esposti con la medesima arroganza e infamando coloro che la pensano diversamente.
Sì, perchè, vedi, questa situazione d’emergenza non ha fatto altro che portare a galla ciò che c’è sempre stato, semplicemente prima viaggiava a livello più sottile, sotterraneo, ed era visibile solo da chi aveva occhi accorti. Ci voleva un fattore scatenante per creare una folle impennata e accelerata a tutti i processi già in atto. Ed eccolo, il fattore scatenante: un minuscolissimo, invisibile e pericolosissimo virus.
Che bel paradosso, vero?! L’onnipotente homo tecnicus, padrone del mondo con le sue macchine e la sua presunta scienza, paralizzato e annientato da un microrganismo acellulare! L’essere umano, il parassita del Pianeta Terra, messo alle corde in questo momento da un parassita molto più piccolo e potente di lui.
Ma andiamo con ordine.
Non posso dirti come questo virus sia passato dal mondo animale a quello umano, sappi comunque che ci sono diverse teorie e, ovviamente, gli appartenenti di ciascuna fazione ritengono che quelli delle fazioni contrarie siano degli emeriti coglioni. Ciò che pare evidente è che, in un modo o nell’altro, si tratta della mano dell’uomo che ha (intenzionalmente o no) rotto le uova nel paniere al ciclo naturale della vita. La qual cosa avviene da molti decenni, sicchè viene da chiedersi come potesse l’homo sapiens sperare davvero di farla franca ancora per molto…
Quindi arriva il virus anche in Italia, un po’ prima di te, cara Primavera.
E qui il panorama della biodiversità umana si è davvero espresso alla massima potenza. Peccato che ti sei persa le prime settimane di assoluto delirio all’italiana, abbiamo davvero dato il meglio e il peggio di noi!
Da una parte i terrorizzati, allarmati, con le insegne luminose “PANICO” accese e lampeggianti, barricati in casa da subito ad invocare la galera per tutti quelli che ancora conducevano una specie di vita. All’opposto, quelli che è solo un’influenza, una precisa montatura per realizzare ben più ampi progetti di manipolazioni di massa e chi non lo capisce è una stupida pecora addormentata. In mezzo, quelli che esprimevano la loro solidarietà, innocenza e speranza dai balconi di casa, infamati ovviamente da coloro che si ritenevano superiori a tutto ciò. Poi, quelli che invece bisogna rispettare il silenzio e mantenere la faccia contrita dal dolore per il dramma che voi altri non riuscite a capire, perchè siete degli stronzi insensibili. Inoltre, quelli che hanno capito da subito che si tratta di un portale energetico, previsto e atteso da tempo, che consentirà ai pochi eletti allineati alla giusta vibrazione di ascendere ad un piano quantico superiore e, per quanto ovvio, tutti gli altri saranno escrementi umani. Sicuramente sto dimenticando qualche altra categoria, non me ne vogliano gli esclusi.
Così, ognuno ha iniziato a comportarsi secondo il proprio corpus di credenze, per lo più reputandole migliori delle credenze altri. Chi appellandosi alla clausura, chi ribellandosi alla clausura, chi cantando, chi ballando e suonando, chi meditando, chi facendosi carico del dolore del mondo, chi fregandosene, chi enfatizzando, chi sminuendo, e via dicendo, con tutti i colori della tavolozza.

L’apice della bruttura umana è stato raggiunto nel momento in cui le gabbie sono state chiuse a chiave ed è stato ordinato a quei mammiferi sociali di non uscire. La tavolozza dei colori a quel punto è caduta a terra e tutto si è impastato in modo informe e caotico, schizzando colore in ogni direzione.
Ricorrere all’uso dell’autorità, con modalità che farebbero rivoltare nella tomba coloro che prima di noi si sono tanto battuti per la nostra libertà, perchè manca autorevolezza dall’alto e consapevolezza dal basso. Essere trattati come bambini alle scuole elementari che hanno bisogno della giustificazione per uscire. E adulti infanti che fanno la spia, sentendosi migliori degli altri. Non avere neppure la libertà di passeggiare o correre all’aperto. Non accorgersi che se non puoi non farlo, non eri libero nemmeno prima. Sentirsi legittimati a inibire la libertà altrui in nome di una propria idea o paura. Sentirsi al sicuro perchè il sistema mi protegge e fa tutto questo per il mio bene. Vedere del marcio ovunque e tutto riconducibile a un’ enorme cospirazione. Informarsi pedissequamente dalle fonti ufficiali gridando alla tragedia e aderendo al dramma, sentendosi detentori della verità. Considerare i mass-media un insulto alla propria intelligenza e raccogliere informazioni non convenzionali, sentendosi detentori della verità. Credere a ciò che viene proposto e sperare che tutto passi velocemente per tornare alla normalità. Avere ben chiaro il losco destino che ci aspetta e sapere che la prossima normalità non sarà affatto normale. Perdere il lavoro con una famiglia da mantenere, mutuo e bollette da pagare. Farsi paladini della giustizia e della salute, che viene prima dell’economia. E’ la terza guerra mondiale. E’ dittatura. E’ solo un’emergenza sanitaria. E’ una grande opportunità. Gli esperti hanno detto questo. Altri esperti hanno detto il contrario. Sedicenti guru, medici, virologi, studiosi che cercano di mettersi in luce nella tempesta di informazioni. Altri sedicenti guru, medici, virologi, studiosi che cercano di mettersi in luce sputtanando i primi. Biechi giochi di potere tra cavallo, alfiere e pedine. La rabbia di chi si trova in casa in condizioni penose. La rabbia di chi giudica mancanza di responsabilità l’uscire di casa. La rabbia di chi si sente schiacciato e costretto. La rabbia di chi non ce la fa più. La rabbia di chi ha perso una o più persone care. La rabbia di non poter onorare i morti con un funerale. La rabbia di chi è in prima linea, allo stremo delle forze. La rabbia per le risorse mancanti. La rabbia per le scelte politiche di ieri e di oggi. La rabbia per l’evidenza che il dio denaro farà schiantare l’umanità contro se stessa. La rabbia di quelli che vedono un pericolo nel vicino di casa o di nazione. La rabbia di chi vede oltre e non tollera gli ipovedenti. La rabbia che è paura. Paura della morte, paura della malattia, paura che vengano intaccati gli affetti, paura per il sostentamento economico, paura per il futuro, paura della solitudine, paura di dover fare i conti con questioni in sospeso con se stessi da lungo tempo e ora spaventosamente sottoposte alla propria coscienza. Non ci si può più distrarre, adesso, è tempo di guardare in faccia la propria storia di vita. Non si può più scappare.  Non è una tragedia, è ciò che è sempre stato, solo che ora il volume è stato alzato, non si può non sentirlo.

E infatti, cara Primavera, in questa surreale e paradossale circostanza, ecco emergere anche la più grande bellezza di cui l’essere umano è capace. Esattamente come te, in questo 2020. Un paio di giorni fa sopra la mia quarantena nevicava, oggi un sole brillante inonda le stanze di questa casa e forse di molte case.
Così, come accade in tutti i momenti difficili, in modo naturale cresce la zizzania, ma anche il grano. Sta a noi saper coltivare, riconoscere e poter raccogliere il nostro nutrimento. E se è vero che in questo tempo non si può più tergiversare di fronte ai nostri demoni, è vero allo stesso modo che se abbiamo seminato bene, la Vita sarà generosa nel raccolto.
In beffa alle necessarie distanze fisiche, chi è vicino è vicinissimo, chi c’è non molla, chi si ama se lo dice, chi si sente non manca, chi è sincero emerge, la verità impera e spazzola via tutte le finzioni. E mentre fuori le piazze e le strade si sono svuotate, dentro si fa piazza pulita del superfluo, del falso, dell’inutile. E mentre fuori ti viene chiesto di mettere la mascherina, dentro ti trovi inesorabilmente smascherato. I rapporti, paradossalmente più distanti, diventano trasparenti, ci si vede al di là di maschere e mascherine. Chissà che, quando sarà possibile di nuovo toccarci, potremo sentirci al di là dei guanti di lattice e dei teatrini indossati anche prima del virus.
Accanto allo scempio umano, ecco quindi affacciarsi anche la generosità, la solidarietà, la famosa unione che fa la forza, che non è solo un bel modo di dire. Ospedali improvvisati, donazioni di privati, lavoro di volontari, chi si offre in modo genuino per aiutare qualcuno a fare la spesa, a portargliela a casa, chi offre le proprie competenze professionali, chi il proprio cuore, chi ha due soldini e ne offre uno, chi non giudica e si chiede semplicemente “cosa posso fare, ora, in questa situazione?”, chi ti dice la parola giusta nel momento giusto, chi ti abbraccia attraverso un telefono o un video e puoi sentire il calore del suo corpo. Questo virus ci sta facendo anche grandi doni, ci toccherà ringraziarlo.
Mai come quest’anno, mia cara Primavera, la tua delicatezza squarcia il cemento e la tua Bellezza ci parla di salvezza.

Cosicché, ognuno nella propria casa e nella propria storia di vita, si ritrova in questo periodo vis-à-vis con se stesso, con tutto ciò che c’è, e anche quel che non c’è. E come per magia, la vita di ciascuno parla, si esprime, si muove, anche nell’immobilità. Questa è la più grande maestria in opera: osservare come la Vita concede a ciascuno la possibilità di scegliere i propri passi, passi che potranno modificare la propria vita e quella di altre persone.

In tempi di grande paura la manipolazione la fa da padrona, per questo (la paura) viene preventivamente inoculata in dosi massicce. Le dinamiche sono sempre le medesime: si gioca sul condizionamento mentale, sul senso di insicurezza, sul senso di colpa, sul senso del dovere, sulla morale spicciola. Si cavalca l’onda dell’emotività grossolana, un po’ di spettacolarizzazione del dramma, una accurata e subdola instillazione del senso di pericolo abbinato al bisogno di essere protetti e, in contemporanea, ovviamente, l’offerta della soluzione. Così, i soliti pescecani colgono l’occasione per procurarsi un lauto pasto di ingenui pesciolini e i soliti pesciolini si sentiranno al sicuro fino a che non avrà un cedimento la loro ingenuità. Nulla di giusto, nè di sbagliato. Nulla da giudicare, nessuna crociata da fare. Ciascuno opera le proprie scelte dallo spazio in cui si trova. (Peraltro, in una visione più estesa, pescecani e pesciolini sono espressione della stessa coscienza che si sta esprimendo attraverso me).

 

In questa carneficina, tuttavia, c’è anche chi si sta ritrovando. Chi risponde al turbinìo di questo folle tsunami scoprendo il centro del proprio essere, esattamente come il fulcro della ruota, che inamovibile osserva il gran vorticare tutt’intorno. E mai come ora è possibile fare di chili e chili di teoria almeno un grammo di pratica.
Qui-adesso, esattamente in questa follia collettiva, è possibile percepire quel campo di consapevolezza che non è mosso e non è colpito da tutto ciò che muove e colpisce il corpo e tutto l’apparato psicoemotivo. Questo è proprio il momento giusto per poter incarnare anni e anni di libri letti, corsi frequentati, insegnanti e maestri emulati, precisi concetti formulati, grandi conoscenze sciorinate.
Non ci viene chiesto di salvare il mondo. Lasciamo perdere quel vecchio senso di onnipotenza, un microvirus dovrebbe almeno averci insegnato l’umiltà. Ci viene chiesto “semplicemente” di essere ciò che siamo e di fare, giorno per giorno, quel poco o tanto che possiamo fare.

 

Allora, cara Primavera, secondo te questa Apocalisse è proprio la fine del mondo oppure, come dice la parola, è Rivelazione? Dal greco Apocalipsys, composto da apo=separazione e kalyptein=nascondere. E perchè non potrebbe essere entrambe le cose? Rivelare implica togliere il velo, forse proprio il velo della separazione.
Questa emergenza “sanitaria” ci impone l’allontanamento fisico e in questo modo si possono rafforzare le fratture emotive e ideologiche, ove presenti. Se io sono qui (con quelli come me, amici) e gli altri (nemici) sono là fuori, se noi siamo nel giusto e gli altri sbagliano, se noi abbiamo capito tutto e gli altri niente, se io sono nel bene e tu nel male, se sei con me o contro di me, se ho sempre bisogno di trovare un nemico su cui scaricare le mie tensioni, allora questo passaggio epocale sarà stato come buttare benzina su un fuoco già molto acceso, che finirà per bruciarci.
Se la riapertura delle gabbie non ci troverà completamente trasformati, avremo sprecato la grande possibilità che ci viene offerta in questo momento storico. Se mi concedo di togliere il velo della separazione e, al di là dell’aria fritta di tante belle parole dette e ascoltate, provo a fare carne di questa primavera nella mia quotidiana impresa umana, allora questa fine potrebbe davvero rivelarsi un nuovo inizio. Alimentare la sacra fiamma ardente interiore, che nutre, scalda, trasforma e produce un virus decisamente letale per tutti i COVID del mondo, l’Amore.

Come sarebbe se la smettessimo di cercare a tutti i costi il cattivo della situazione? L’antagonista, l’altro, l’oppositore, la forza contraria? Ciò che era brutto e crudele due mesi fa ora sembra quasi dimenticato, perchè abbiamo trovato qualcosa di molto più spietato su cui scaraventare tutte le nostre attenzioni (e frustrazioni). Parole come guerra, battaglia e lotta sono diventate normali, accettate e finanche inflazionate in questi giorni, giustificate perchè riferite al virus cattivone, il vero nemico di tutti in questo momento. E dopo questo virus, contro chi o cosa dovremo rivolgerci? Di chi sarà il turno?
Come sarebbe se anche noi umani potessimo essere un po’ più come te, dolce e tosta Primavera? Fiorire a prescindere, occuparci solo di far nascere un fiore in quella crepa nel cemento.

Ora direi che è giunto il tempo dei saluti, prima che giunga l’estate e mi trovi ancora qui a scrivere.
Cara Primavera, io ti saluto ma tu rimani, rimani e fiorisci, fiorisci fuori e dentro di noi.
E che l’estate ci possa trovare all’aperto, vivi, vicini, veri, senza maschere nè mascherine.

Roberta Pagliani