Ora è tempo di Essere

“La prima ragione della schiavitù interiore dell’uomo è la sua ignoranza, soprattutto l’ignoranza di se stesso.
Senza la conoscenza di sè, senza la comprensione del moto e delle funzioni della sua macchina, l’uomo non può essere libero, non può governarsi e resterà sempre uno schiavo, in balia delle forze che agiscono su di lui” . G.I. Gurdjieff

Siamo macchine umane, dotate di grandi strumenti: abbiamo un corpo fisico che ci porta a spasso, abbiamo preziose funzioni pensanti e abbiamo la possibilità di provare emozioni. Che inestimabile patrimonio umano!!
Una preziosa dotazione per poter compiere questo viaggio chiamato Vita.

Se tu ritieni che non siamo molto più che carne e ossa precisamente assemblate, in grado di pensare e di provare emozioni, allora la tua esperienza Vita si racchiude in questo processo: un giorno sei nato, un giorno morirai e cerca di godertela finchè ci sei.

Se invece ritieni che questo viaggio sia animato da una Coscienza interiore, quel qualcosa che ha voluto questa avventura umana, allora la cosa si fa più interessante, perchè sarebbe a dire che dentro quella macchina umana pensante e provante emozioni c’è “Qualcuno” o “Qualcosa” che dà Vita alla tua vita.
C’è un autista dentro quella macchina, c’è un’Essenza che Anima quella sostanza umana.

Quindi potresti pensare che noi siamo esseri umani con un’anima all’interno, un po’ come la ciliegina alcolica dentro i Mon Cheri (se esistono ancora).

Per me, invece, è molto più calzante l’idea che ciascuno di noi è (un’) anima che sta facendo un’esperienza umana.

Accipicchia, vuoi dire che noi siamo l’autista, non la macchina?
La macchina è la strumentazione di viaggio, non ciò che Io Sono?
Dunque io non sono il mio corpo? Io non sono i miei pensieri? E io non sono nemmeno le mie emozioni??

Esatto. Proprio questo voglio dire.

Ora prenditi un istante, perchè se ti dovesse essere successo di cogliere davvero il senso di questa affermazione, potresti avere un brivido.
Non mi riferisco al fatto che tu possa aver capito con la tua preziosa razionalità da superfunzionante emisfero sinistro del cervello, ma all’ipotesi che ti si fosse aperto un varco di comprensione profonda, quella che attraversa i visceri e fa battere il cuore con un soffio diverso dal solito.

Poichè, se comprendi questo, comprendi che ogni volta che ti sei identificato col tuo corpo, coi tuoi pensieri e con le tue emozioni, hai fatto un grandissimo torto a Chi tu Sei realmente.

E ora, rifletti…
Quando sei riuscito a ricordarti di non essere la materia fisica che ti porta a spasso per il mondo?
Quando sei riuscito a ricordarti che il pensiero è un tuo strumento e non viceversa?
Quando sei riuscito a ricordarti che le emozioni sono fluttuazioni del sentire umano, assolutamente indispensabili, ma non sono Colui o Colei che tu sei?

Difficile, certo. Non a caso, chi vive costantemente in questo stato di coscienza, ossia chi ricorda costantemente di essere Pura Essenza e rimane disidentificato dal corpo, pensieri ed emozioni (continuando a vivere nel corpo, usando il pensiero e provando emozioni) si dice “illuminato”. Parola che riporta ad ambienti mistici orientali, ma in verità non è necessario ritirarsi nelle caverne dell’Himalaya per raggiungere una piena e totale consapevolezza di Sè e incarnarla nella propria esistenza.
Illuminato, risvegliato, realizzato (scegli quello che preferisci, in questo momento li uso come sinonimi, giusto per capirci)) è colui che si è definitivamente liberato dalla schiavitù dell’identificazione con la macchina.

rompere catene

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo è il messaggio del “buon vecchio” Gurdjieff.
Bene, ora lo abbiamo compreso.
Quindi cosa farne nella nostra vita pratica di ominidi schiavi della macchina umana?

Immagino che la parola “schiavo” possa turbare la sensibilità di qualcuno, ma, che ci piaccia o no, la mancanza di libertà equivale ad uno stato di schiavitù.
E posso garantire che oggi esistono molti, ma molti schiavi; non quelli con le catene ai lavori forzati, ma quelli attanagliati dalle catene delle loro identificazione con ciò che non sono.

Del resto, questo processo è abbastanza inevitabile se non interviene un chiaro intento di volersi risvegliare a se stessi, poichè la nostra cultura e la società in cui siamo immersi vuole delle macchine, meglio ancora se schiave di se stesse e del sistema.
Prova ad immaginare che effetto devastante sul sistema se cominciassero ad aumentare le Anime consapevoli di essere tali e se queste iniziassero a vivere e muoversi nel mondo da anime e non da macchine…
Prova a manipolare o a spaventare un’Anima, prova a raccontargliela, se riesci. Impossibile!

Fine del gregge di pecore… Povero pastore! pecora sorridente

 

 

 

 

 

Ma facciamo un passo indietro, quando da bambini, figli di un sistema “civilizzato”, abbiamo dovuto imparare perfettamente come è opportuno essere per andare bene dapprima a mamma e papà, poi alla cerchia di persone con le quali siamo cresciuti, poi gli insegnanti, gli amichetti e, via via crescendo, i fidanzati, le mogli o i mariti, i colleghi, i figli, fino ai nipoti!
E non credere di essere esentato da questo discorso se tu sei stato e sei il “bastian contrario” o il rivoluzionario, poichè, mi duole dirtelo, il meccanismo è esattamente il medesimo, ossia il bisogno di IDENTIFICARSI (=essere identico) all’idea di sè che si è creata.

Ed è così che siamo cresciuti nel disperato e costante tentativo di restare fedeli a quell’idea di noi che ci siamo formati. “Io sono questo. Io sono Quello”. Spesso lo sventoliamo pure in faccia a chi non ci capisce, secondo noi, o chi mette in discussione la nostra immagine o il nostro ruolo: “Io sono fatto così!”.
Quanta fatica!!

Non è da tutti rendersi conto di quale incredibile dispendio energetico comporti mantenere in piedi e difendere a spada tratta per decenni e decenni (talvolta tutta un’esistenza umana) l’idea di sè , la propria immagine di sè, che in molti casi rischia di essere anche molto distante dal vero SE’.

Talvolta la Vita s’inventa occasioni importanti per dare all’uomo-macchina la possibilità di scrollarsi di dosso molto di ciò che egli non è. Spesso ciò accade attraverso grandi dolori, eventi traumatici, malattie o momenti di profonda crisi, in quanto pare che questo sia il modo più funzionale per l’essere umano di mettersi in discussione e, quindi, di scoprire infiniti mondi di se stesso oltre la cortina di colui o colei che credeva di essere.
Dovremmo pertanto imparare ad accogliere con benevolenza eventuali momenti difficili della nostra esistenza, nella consapevolezza che se sapremo trattarli bene, essi potranno condurci in luoghi di noi che poi ringrazieremo di aver raggiunto e da lì potremo sorridere dei luoghi in cui eravamo prima, convinti persino che fossero quelli giusti per noi (e dai quali mai ci saremmo schiodati se non fossimo stati obbligati dagli eventi).
Come dicono molti maestri: “E’ importante saper morire a se stessi per concedersi di vivere veramente”

E solo quando sarai disposto a rinunciare a quell’idea di te a cui sei tanto affezionato; solo quando sarai disposto a scendere dal palcoscenico e sentire di poter accogliere quel senso di smarrimento che sorge dal non sapere più in chi e in che cosa identificarti, nemmeno la tua immagine, la tua cultura, la tua storia, i tuoi “io sono così e cosà”… Solo allora potrai iniziare a calpestare i terreni della tua Essenza, quelli in cui non hai bisogno di essere questo o quello, poichè si tratta del Regno dell’Essere. Essere e basta.
Non essere qualcosa o qualcuno. Essere!

occhio

Roberta.